Cos’è il gin?
Il gin è un distillato di cereali aromatizzato principalmente con bacche di ginepro, ma arricchito da una varietà di botaniche come erbe, spezie e agrumi. Protagonista di cocktail iconici come Gin Tonic e Negroni, negli ultimi anni è cresciuta notevolmente la sua popolarità, soprattutto di quello artigianale, dando vita ad una nuova era di sperimentazione e varietà, con distillatori che giocano con diverse botaniche per creare prodotti sempre più unici e innovativi.
Ma la sua storia comincia molto prima degli happy hour: nasce infatti come rimedio medicinale nei Paesi Bassi nel XVII secolo, con il nome di genever.
I dottori olandesi lo prescrivevano per curare tutto: dai dolori articolari alla peste (spoiler: non funzionava, ma almeno era in grado di alzare il morale).
Fu poi importato in Inghilterra, dove gli inglesi – mai timidi quando si tratta di bere – lo trasformarono nel gin moderno: più secco, diretto, spigoloso, proprio come loro. E da lì in poi, il gin smise di essere solo una medicina… per diventare un fenomeno sociale.
“Drunk for a penny, dead drunk for two”
Nel 1700 a Londra si poteva bere gin a ogni angolo, letteralmente. Il prezzo era così basso da diventare la droga dei poveri:
“Gin was the quickest way out of misery”, dicevano i londinesi.
Una delle frasi più celebri di quel periodo, affissa nei Gin Shop, era: “Drunk for a penny, dead drunk for two. Straw for free.”
(Trad: “Ubriaco per un penny, ubriaco fradicio per due. La paglia per terra è gratis.”) La paglia? Sì, quella per dormire a terra, una volta collassati.
Lavoratori assenti, produttività sotto zero
Si parla di una vera emergenza nazionale: donne che davano gin ai neonati per farli dormire, uomini che saltavano il lavoro per restare “al caldo” nel pub.
Il governo fu costretto a intervenire con il Gin Act del 1751, cercando di limitare la vendita selvaggia.
Ma l’amore (e la dipendenza) per il gin era già radicato nella cultura popolare.
E l’acqua tonica? Anche lei nasce come medicina!
Usata dai soldati britannici nel XVIII secolo stanziati in India e in altre colonie tropicali come rimedio medico per prevenire la malaria, grazie al chinino estratto dalla corteccia dell’albero di china, noto per le sue proprietà antiparassitarie. Il chinino è una sostanza amara e per renderla più bevibile, gli inglesi aggiunsero zucchero e acqua.
Poi, mentre che c’erano… anche un po’ di gin.
Fu così che nacque il gin tonic: un cocktail terapeutico, rinfrescante e coloniale.
Con il tempo, l’acqua tonica si è trasformata da “medicina coloniale” a ingrediente da cocktail raffinato. Nel corso del ‘900, la quantità di chinino fu ridotta drasticamente e oggi è presente solo in tracce, sufficienti per dare il suo classico retrogusto amaro, ma non per curare nulla (se non la sete).
Oggi l’acqua tonica vive una vera e propria seconda giovinezza: dalle versioni dry a quelle aromatizzate, è diventata la compagna ideale per il gin nei G&T da tutto il mondo.
Dall’altra parte dell’oceano…
Durante il Proibizionismo negli Stati Uniti (1920-1933), il gin tornò protagonista, ma in versione casalinga.
Era semplice da produrre, spesso in vasche da bagno (da cui il famigerato Bathtub Gin), e altrettanto facile da rovinare:
“Il gin è l’unico drink che ti può far diventare cieco, ma almeno lo fa in fretta”, si diceva nei bar clandestini.
Molti americani cercarono rifugio nelle colonie britanniche e nei bar di Londra, dove l’alcol scorreva ancora liberamente. In Inghilterra, il gin tonic non solo sopravvisse, ma consolidò la sua fama come drink elegante e accessibile. In quegli anni, il gin era facilmente reperibile, spesso prodotto da piccole distillerie artigianali, e la tonica si diffuse sempre più anche tra la borghesia urbana.
Il risultato? Un drink semplice ma sofisticato, che univa il gusto deciso del gin con la freschezza amara della tonica: una combinazione che avrebbe resistito alla prova del tempo.
Oggi, per fortuna, il gin tonic è tutta un’altra storia
Tra botaniche rare, distillazioni artigianali e toniche gourmet, il gin tonic è diventato un cocktail raffinato e versatile, simbolo di eleganza e semplicità.
Ma non dimentichiamoci mai da dove arriva: da un passato sregolato, caotico, e… irresistibilmente umano.


